SFATIAMO IL MITO “ti attacchiamo ad uno ad uno i capelli in testa"CHIAMIAMO LE PROTESI CON IL LORO VERO NOME
Riportiamo il racconto di un nostro cliente, FIlippo di Mestre, portatore e pioniere delle prime protesi di nuova generazione.
Parrucca e protesi capillare
Le p@tch cutanee, i lace, le pellicole e i monofilamenti sono protesi capillari, anche conosciute come impianti capillari o rinfoltimenti non chirurgici. Non esistono altri nomi o appellativi altisonanti per definirle. Le protesi capillari, o impianti capillari, si distinguono per la varietà delle basi utilizzate. Tra queste, troviamo:
- Lace, impiegato anche sui set cinematografici, noto per la sua leggerezza e naturalezza;
- Pellicole, realizzate con materiali in poliuretano, caratterizzate da basi su cui i capelli vengono “inseriti uno ad uno” con tecniche che variano in base al materiale impiegato.
INFINE..UDITE UDITE “ L@ P@TCH CUT@N€@ o Le P@TCH CUT@N€€
oggi è molto in voga la famosissima ” L@ P@TCH CUT@N€@ L@ P@TCH CUT@NE€€” una protesi realizzata in una sottilissima pellicola di poliuretano, in cui i capelli sono innestati a forma di V con la tecnica V_LOOP, creando un effetto estremamente realistico. Il termine P@TCH CUT@N€@ deriva dal significato letterale di “cerotto cutaneo”, riferendosi non alla sua lavorazione ma al fatto che viene fissata alla pelle con adesivi. Tuttavia, qualsiasi protesi in poliuretano potrebbe essere chiamata così, anche senza la tecnica V_LOOP. Sebbene termini come “protesi capillare” o “impianto capillare” siano tecnicamente corretti, P@TCH CUT@N€@ oggi risulta più elegante e accattivante. Ma la V_loop o chiamata oggi P@TCH CUT@N€@ ha una storia di 30 anni che vi spiegherò più avanti.
Questi sistemi sono progettati per garantire un effetto estetico di estrema naturalezza e quasi totale impercettibilità.
La Storia
Negli anni ’90, nonostante l’uso di cure avanzate, lozioni e trapianti per la calvizie, nessuna soluzione si rivelava efficace nei casi più gravi. Dopo aver investito ingenti somme nei centri di rinfoltimento italiani, attratti da pubblicità promettenti e tecniche brevettate, non si ottenevano risultati estetici soddisfacenti, nonostante le promesse di applicare i capelli “uno a uno direttamente sulla testa”.
I centri di rinfoltimento negli anni ’90 realizzavano un calco della testa con scenografie spettacolari…..
……..paragonabili a un film di fantascienza, dando l’impressione di un’operazione complessa e tecnologica. In un’epoca senza internet diffuso e social media, molte persone, poco informate, erano facilmente attratte dalla promessa illusoria di applicare i capelli “uno a uno sulla testa”. La procedura nei centri di rinfoltimento veniva presentata come rivoluzionaria e paragonabile all’autotrapianto, promettendo risultati straordinariamente naturali.
Dopo un periodo di attesa, il cliente veniva richiamato con la notizia che i suoi “capelli” erano pronti. .
Al suo ritorno, il cliente veniva accolto con cortesia, accompagnato in una stanza e fatto accomodare su una sedia da parrucchiere, davanti a uno specchio coperto, in un’atmosfera carica di emozione e aspettative..
Il tecnico arrivava con un contenitore scuro.......
………evocando un’atmosfera teatrale, e applicava sulla testa una struttura rigida, dichiarando il lavoro completato. Quando la tendina dello specchio veniva sollevata, ci si trovava con una chioma folta, ma presto emergeva la realtà: i capelli non erano integrati nella cute, bensì fissati su una base spessa e rigida, paragonabile al battistrada di un SUV, deludendo le aspettative di naturalezza.
Naturalmente, chi come me era già informato ha provato un misto di stupore e disillusione. Ritrovarsi improvvisamente con una chioma folta dopo essere stati calvi era sicuramente sorprendente, ma subito emergeva il dubbio: “E ora cosa dirò alla gente? Sarà credibile come trapianto o sembrerà solo un parrucchino?”
Alcune persone, una volta sollevata la tendina dello specchio, rimanevano così scioccate dall’aspetto artificiale della protesi da sfiorare lo svenimento. Altri, furiosi, chiedevano subito al tecnico di rimuovere quello che percepivano come un “copertone” incollato sulla testa.
Il tecnico inziava a modellare il simil parrucchino....
Ma andiamo avanti…… Il tecnico modellava il “simil-parrucchino” incollato alla cute, tagliando i capelli per creare uno stile. Sebbene il risultato finale non fosse pessimo, presentava problemi e aspetti significativi: la scarsa traspirazione e la difficoltà nel gestire il prurito, che richiedeva estrema delicatezza per evitare di danneggiare i capelli. La cute non era visibile: se i capelli cadevano, al posto del cuoio capelluto naturale emergeva il colore bianco della base, lasciando una vistosa chiazza bianca. Questo rendeva obbligatorio camuffare la zona per evitare l’imbarazzo.
Un aspetto curioso era la protezione offerta dalla spessa base della protesi: in caso di urti alla testa, non si subivano danni reali. Tuttavia, per non destare sospetti, bisognava fingere dolore, come quando un giorno io stesso colpendo accidentalmente dei contenitori elettrici, mi limitai a recitare un “Ahi! Mi sono fatto male!” per salvare le apparenze. Una persona senza quel tipo di protesi, paragonabile a un casco, con una protesi capillare attuale o persino con i propri capelli, sarebbe stata costretta a recarsi in ospedale per mettere alcuni punti di sutura, perché, vi assicuro, la botta fu molto forte. La base spessa, simile a un copertone, fungeva da protezione efficace, evitando qualsiasi danno reale.
Il risultato finale......non potevi scoprire il Frontline
Uno dei principali problemi delle protesi era l’impossibilità di scoprire il fronte, poiché l’attaccatura era visibile e, al tatto, si percepiva un evidente scalino rispetto alla cute. Inoltre la pettinatura era unica e non potevi forzarla.
I costi e le continue finanziarie che eravamo costretti a fare……
il costo era elevato: quattro protesi costavano circa 15 milioni di lire nel 1999 (circa 7.500 euro attuali), senza contare i prodotti necessari. Con il tempo, queste protesi dovevano essere sostituite, richiedendo ulteriori spese, come un finanziamento di 5.000 euro nel 2002. Un investimento decisamente oneroso. Poco dopo anche le nuove protesi presentavano rapidamente problemi, richiedendo revisioni limitate e costringendo a ulteriori finanziamenti. I centri di rinfoltimento adottavano una politica opaca, senza fornire informazioni chiare né insegnare la gestione autonoma delle protesi. La manutenzione doveva essere effettuata esclusivamente presso di loro, comprendendo la rimozione di colla e residui, il lavaggio, la colorazione e il ritocco del taglio, con costi aggiuntivi di 100-150 euro per ogni intervento. Poi c’erano persone come me, che insistevano per ottenere i prodotti giusti, come tape, colle e solventi, e autogestirsi.
La svolta........la ricerca di prodotti innovativi
Così ho cominciato a cercare qualcosa di più innovativo e meno costoso… e vi assicuro che non è stato facile, soprattutto perché, all’epoca, internet funzionava poco e male. Ma, piano piano, con il modem a 56k, mi si è aperto un mondo nuovo.Ho scoperto protesi sottilissime, praticamente impercettibili al tatto e alla vista, che lasciavano intravedere la tua vera cute. Fu proprio la V_loop, la famosa p@tch cut@n€@, come spesso viene chiamata oggi, la prima che scoprii. Non era come quella attuale, era un po’ più spessa, ma la lavorazione era simile a quella dell’odierna p@tch cut@n€@. All’epoca, però, andavano di moda il lace e la pellicola annodata o iniettata, quindi la V_loop non fu mai realmente considerata. Sta di fatto che si iniziò a dare un nomignolo a queste protesi… le si chiamava “le New Gen” che stava ad indicare “protesi capillari di nuova generazione”
Con le nuove protesi potevi fare di tutto....
Le nuove protesi permettevano di fare qualsiasi attività, dallo sport alle scalate in montagna, risultando bellissime, naturali e quasi invisibili e soprattutto farti passare le mani tra i capelli. Inoltre, erano molto economiche. Tuttavia, come i vecchi copertoni, avevano una durata limitata: variavano dai 3-4 mesi ai 6 mesi, a meno che non si optasse per una protesi in silicone doppio, che poteva durare fino a un anno. Nonostante le cure e le manutenzioni, dopo qualche mese i capelli delle protesi si sfibravano e perdevano lucentezza.
Oggi esistono prodotti che aiutano a mantenere la bellezza dei capelli per un po’, ma è chiaro che hanno una durata limitata. Tuttavia, una cosa è certa: nessuno può attaccare i capelli uno ad uno, tranne un autotrapianto, che però non offre lo stesso risultato estetico di una protesi capillare di nuova generazione.
Eravamo finalmente liberi e felici...........
La vera novità fu che molte persone si erano finalmente liberate dalla dipendenza dai centri che promettevano di attaccare i capelli uno per uno, a fronte di un grande esborso di denaro. Eravamo in grado di fare il calco da soli, scegliere tutti i parametri, dal colore dei capelli, anche quelli bianchi, fino alla manutenzione e cura della protesi.
Ritorno al passato!
Oggi, nonostante i progressi tecnologici, sembra che si stia tornando al passato. Molte persone, attratte da siti internet con immagini accattivanti e nomi futuristici, credono di aver trovato la soluzione miracolosa ai loro problemi.Tuttavia, finiscono spesso intrappolate in centri di rinfoltimento che ripropongono vecchi slogan come “ti attacchiamo i capelli uno ad uno”, “creiamo la tua protesi con l’intelligenza artificiale” (suona più innovativo) o “abbiamo il brevetto di questa protesi”, ecc. Offrono protesi capillari dai nomi sofisticati, ispirati persino agli dèi(chiamarle protesi capillare o sistema capillare è brutto), che in realtà non sono altro che le stesse già descritte in precedenza.
Conclusioni
Concludo sottolineando che è legittimo che esistano soluzioni estetiche per mascherare la calvizie e che ci siano diversi rivenditori con prezzi variabili. È comprensibile anche la presenza di centri di rinfoltimento capillare che vendono protesi a prezzi fino a 20 volte il loro costo d’acquisto, considerando che queste hanno una durata limitata, generalmente dai 4 ai 6 mesi.
Quello che, invece, ritengo inaccettabile è continuare a raccontare ai clienti frasi come “ti attacchiamo i capelli uno ad uno in testa” o descrivere la produzione di questi sistemi inventando tecniche particolari, quando in realtà vengono realizzati con gli stessi metodi di 30 anni fa, seppur migliorati. Non è corretto non spiegare in modo trasparente i pro e i contro di queste soluzioni, né rendere il cliente dipendente senza fornirgli gli strumenti per essere autosufficiente.
Inoltre, trovo poco professionale attirare i clienti con nomi fantascientifici o futuristici per le protesi, senza chiamarle con il loro vero nome: protesi capillari, lace, pellicole, monofilamenti o V-loop. È altrettanto discutibile presentare come una novità un prodotto che esiste da oltre 30 anni, o peggio, attribuirsi il merito della sua produzione, considerando che in Italia queste protesi non vengono fabbricate a causa degli elevati costi della manodopera.
Consigli
Non fermatevi alla prima pubblicità o alla prima immagine...
Un consiglio che mi sento di dare è di non lasciarsi ingannare dalle immagini accattivanti che promettono risultati rapidi e perfetti. Non fermatevi al primo sito che visitate o alla prima pubblicità che incontrate. Approfondite l’argomento. Indossare una protesi capillare richiede molta determinazione e convinzione, anche dal punto di vista psicologico, senza contare i costi annuali per i ricambi e per i prodotti necessari alla cura e manutenzione della protesi.
La cosa fondamentale da ricordare è che una protesi capillare di nuova generazione è sempre e comunque una protesi o un impianto capillare.Se il costo di una protesi stock, ovvero una protesi pronta all’uso e non personalizzata, supera i 300-400 euro, è opportuno chiedersi se il prodotto giustifica davvero il prezzo.
Esistono poi le protesi personalizzate, che richiedono tempi di produzione più lunghi e hanno un costo leggermente superiore rispetto a una protesi stock. Il prezzo varia in base al tipo di capello utilizzato (indiano o europeo) e alla sua lunghezza. Tuttavia, alcuni commercianti nel settore maschile propongono protesi stock tagliate su misura del cliente, presentandole come personalizzate, quando in realtà non lo sono.Esistono poi le protesi personalizzate, che richiedono tempi di produzione più lunghi e presentano un costo leggermente superiore rispetto a una protesi stock. Il prezzo varia in base al tipo di capello utilizzato (indiano o europeo) e alla sua lunghezza.
E se per pagare i capelli dovete ricorrere a un finanziamento… forse è meglio accettare serenamente la calvizie.
Un ultimo consiglio: online ci sono numerosi siti che offrono protesi capillari, spiegano dettagliatamente tutto ciò che serve sapere e possono seguirvi a distanza, dal calco alla scelta dei parametri fino all’incollaggio della protesi. Una volta acquistata, sarà sufficiente l’aiuto di un parrucchiere per integrarla con i vostri capelli.
Infine, ognuno è libero di fare ciò che ritiene più opportuno e di spendere i propri soldi come meglio crede.
Saluti , Filippo